Marco 2

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Le nubi si addensano

Gesù torna a Cafarnao e si ferma in quella che viene definita la casa, quasi che fosse la sua casa. La casa subito si riempie: c'è posto per tanti e Gesù comincia a parlare, ad esporre la parola. Chi può entra, chi può si siede ma per un paralitico col suo ingombrante lettino portato a braccio da quattro persone non c'è possibilità di entrare fino a Gesù. La comitiva del paralitico non si perde d'animo: ben conoscendo la tipologia della casa pensano di calare il paralitico dall'alto scoperchiando il tetto. Gesù si commuove per tanta determinazione che è la caratteristica giusta per il Regno, si commuove per tanta fede e, notando tra i suoi uditori alcuni scribi, lancia un'altra provocazione: “Figlio, ti sono rimessi i peccati”. Per gli scribi, seduti in prima fila, non è un sasso lanciato nello stagno ma un macigno che rotola pericolosamente “Signori, questa non è parola ma è bestemmia” - vorrebbero gridare stracciandosi le vesti, ma si limitano a pensarlo non senza lasciar trasparire un certo disappunto. Nella mentalità corrente c'era una stretta correlazione tra sventura e peccato: dietro la sventura di un paralitico si dovevano ricercare delle colpe che potevano risalire anche ai genitori; “ti sono rimessi i tuoi peccati” un paralitico non è nelle condizioni ideali per compiere chissà quali peccati, eppure Gesù lo libera prima dai suoi peccati e dai sensi di colpa; prima si toglie la paralisi dell'anima; è il concetto stesso di peccato che ci paralizza soprattutto quando è legato a una miriade di precetti, proibizioni, tabù come lo era per gli ebrei al tempo di Gesù.

Gesù lotta contro il peccato, lotta contro la legge; la stessa legge che poi si ritorcerà contro di lui stabilendo che il bestemmiatore doveva morire.


Il quinto uomo

Nella scelta dei suoi collaboratori più stretti Gesù è fermo a quota quattro; quattro uomini sottratti al loro lavoro, quello di pescatori, anzi rimangono pescatori, ma di uomini!

Ed ecco Gesù incrocia lo sguardo di Levi; cosa può dirgli oltre "Seguimi, ..."

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Niente di tutto questo: lo invita a dimenticare il suo lavoro ma non i suoi amici, sembra anzi che il suo entourage gli interessi particolarmente. E Gesù si ritrova in mezzo a cattive compagnie. I suoi angeli custodi, il codazzo di teologi che lo seguivano ovunque, incaricati di verificare la consistenza del fenomeno religioso promosso da Gesù, non possono a questo punto tacere; ma non si rivolgono a Gesù direttamente, cercano di fare leva sui discepoli:

-Ma, vi rendete conto al seguito di chi vi state mettendo? Uno che mangia e beve con pubblici peccatori

Gesù sente e ci regala quella frase che spalanca le porte del Regno:

-Di me non hanno bisogno i sani, ma i peccatori

Da li nasce il rifiuto dei sani a entrare nel Regno; rifiuto che Gesù descriverà in molte parabole, sempre con un velo di tristezza; mentre la presenza dei peccatori gli darà il senso della festa e della gioia, come dirà in altre parabole.


Nemmeno il digiuno?!

Il controllo su Gesù si fa sempre più stretto e si scoprono particolari inediti: questa volta il rimprovero è bipartisan, da destra e da sinistra: l'allegra compagnia non digiuna mai!

Gesù annuncia che per tutti arriva il momento del digiuno senza che lo si debba pianificare; per tutti arriva il momento di dividere il poco che si ha con chi possiede ancor meno: Digiuno non è blindare per un giorno il frigorifero ma spalancarlo quando qualcuno bussa perché ha fame. La convinzione che esistano pratiche ascetiche cariche in se stesse di significato religioso è un abito vecchio, un vecchio contenitore che non riesce a contenere la novità del Regno. Per i farisei crolla un caposaldo della loro religiosità: -Cosa deve sentirsi dire uno che non si accontenta di digiunare il venerdì ma digiuna anche il martedì: non c'è più religione ... verrebbe da dire.-

Infatti, quella vecchia religione, fatta di sicurezze legate a riti e pratiche, non c'è più, anche se si faticherà a capirlo; evidentemente siamo sempre alla ricerca di sicurezze che ci mettano al riparo ... bisognerebbe chiedersi anche: "Da Chi e da che cosa?"

La mia speranza è che nessuno si senta ancora nella necessità di mettersi al riparo da Dio ma che si viva Dio come una chioccia che ci ripara sotto le sue ali.


Colpo di grazia

Questa volta il colpo di grazia si abbatte sul Sabato; un altro macigno sul bisogno dell'uomo di fare qualcosa per Dio: osservare meticolosamente le prescrizioni del Sabato. Evidentemente Dio non gode delle restrizioni che sappiamo imporci, soprattutto se sono fine a se stesse e non sono finalizzate all'uomo. Sacrosanto il principio del riposo settimanale ma non al punto di non potersi sfamare di sabato o di non poter compiere un'opera misericordiosa. Gesù è talmente chiaro ed esplicito da far prendere ai farisei e agli erodiani (anche qui in maniera bipartisan) la decisione di eliminarlo. Siamo appena all'inizio del terzo capitolo e la situazione di Gesù è già compromessa. I farisei, i guardiani dell'integrità della fede, ne sanno abbastanza su Gesù da poter sentenziare che il fenomeno non è da Dio perché si pone in contrapposizione con la legge mosaica data da Dio stesso: una deduzione abbastanza lineare.

"Vi chiedo: è lecito fare il bene o fare il male di sabato, salvare una persona o lasciarla perdere?"

Gesù ha un modo di impostare il dilemma che non lascia scampo: ci si può servire del Sabato per fare il male, dato che non fare il bene è già fare il male?

Ma quelli tacevano.

E Gesù li osserva con ira, rattristato per la loro incapacità di guardare le cose col cuore, per il loro attaccamento alla lettera e non allo spirito della legge mosaica. Incapaci di gioire se a un uomo viene restituita la funzionalità di una mano. Marco non ha pudore nel presentare i sentimenti forti di Gesù, neppure l'ira che solitamente viene considerata un vizio.