Marco 2

Colpo di grazia

Questa volta il colpo di grazia si abbatte sul Sabato; un altro macigno sul bisogno dell'uomo di fare qualcosa per Dio: osservare meticolosamente le prescrizioni del Sabato. Evidentemente Dio non gode delle restrizioni che sappiamo imporci, soprattutto se sono fine a se stesse e non sono finalizzate all'uomo. Sacrosanto il principio del riposo settimanale ma non al punto di non potersi sfamare di sabato o di non poter compiere un'opera misericordiosa. Gesù è talmente chiaro ed esplicito da far prendere ai farisei e agli erodiani (anche qui in maniera bipartisan) la decisione di eliminarlo. Siamo appena all'inizio del terzo capitolo e la situazione di Gesù è già compromessa. I farisei, i guardiani dell'integrità della fede, ne sanno abbastanza su Gesù da poter sentenziare che il fenomeno non è da Dio perché si pone in contrapposizione con la legge mosaica data da Dio stesso: una deduzione abbastanza lineare.

"Vi chiedo: è lecito fare il bene o fare il male di sabato, salvare una persona o lasciarla perdere?"

Gesù ha un modo di impostare il dilemma che non lascia scampo: ci si può servire del Sabato per fare il male, dato che non fare il bene è già fare il male?

Ma quelli tacevano.

E Gesù li osserva con ira, rattristato per la loro incapacità di guardare le cose col cuore, per il loro attaccamento alla lettera e non allo spirito della legge mosaica. Incapaci di gioire se a un uomo viene restituita la funzionalità di una mano. Marco non ha pudore nel presentare i sentimenti forti di Gesù, neppure l'ira che solitamente viene considerata un vizio.

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